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Il licenziamento del socio lavoratore di cooperativa

Postato in Previdenza, assistenza, Assicurazione e Lavoro.

La problematica della duplicità dei rapporti rispetto agli atti estintivi: Cass. Civ. sez. lav., ordinanze di remissione 24 maggio 2017 n. 13031 e 13031
Le Sezioni Unite della Cassazione venivano investite di alcune questioni inerenti alla problematica della duplicità dei rapporti rispetto agli atti estintivi(9). In particolare, era necessario chiarire i seguenti cinque punti interpretativi.
1) Se la mancata impugnazione della delibera di esclusione del socio lavoratore (entro 60 giorni dalla comunicazione ai sensi dell'art. 2533 c.c.), in presenza della sola impugnazione del licenziamento, pure intimato dalla cooperativa, determini in ogni caso l'estinzione ex lege del rapporto di lavoro - e quindi l'inutilità stessa dell'impugnazione esperita nei confronti del licenziamento - ex art. 5, 2° comma, primo alinea della 1. 142/2001 come modificato dalla legge 14 febbraio 2003 n. 30, art. 9.
2) Quale sia il valore da assegnare alla previsione dell'art. 2 della legge 142/2001 secondo cui in presenza di provvedimento di cessazione del rapporto associativo non si applica l'articolo 18 della 1. 300/1970 ("esclusione dell'articolo 18 ogni volta che venga a cessare, col rapporto di lavoro, anche quello associativo").
3) Quale sia oggi la tutela applicabile al socio lavoratore di cooperativa in presenza di esclusione (preceduta o accompagnata, o meno dal licenziamento), dichiarata illegittima, potendo, al riguardo, prospettarsi la tutela di diritto comune, secondo quanto affermato dalla Suprema Corte nella sentenza 14741/2011, oppure, quella relativa ai licenziamenti, anche ex art. 18 1.300/70 (o, in presenza dei relativi presupposti, ex art. 8 I. 604/1966), come affermano le seguenti sentenze: Cass. n.1259/2015, Cass. 6 agosto 2012, n. 14143; Cass. 18 marzo 2014, n. 6224; Cass. 11 agosto 2014, n. 17868; Cass. n. 24795 del 05/12/2016.
4) Quale rilevanza possa avere la natura sostanziale delle ragioni poste alla base dell’estinzione della posizione complessa di socio-lavoratore. Al riguardo, spesso il collegamento funzionale tra i due rapporti ha spinto la giurisprudenza a ritenere che essi siano talmente collegati da essere in stretta correlazione ontologica, per cui la caducazione di un rapporto porterebbe alla caducazione dell’altro.
5) Quali poteri officiosi abbia il giudice nella qualificazione di una domanda di impugnazione del licenziamento in relazione alla quale (senza mettere in discussione ovviamente l'esistenza del vincolo associativo) si alleghi ovvero non risulti contestato, anche in base ai documenti prodotti nella causa, che il lavoratore, appunto in quanto socio lavoratore, sia stato altresì escluso dalla cooperativa per i medesimi motivi posti alla base dell'impugnato licenziamento ed afferenti al piano del rapporto di lavoro.
La scelta interpretativa delle Sezioni Unite: Cass. Sez.Unite, 20 novembre 2017 nn. 27435 e 27436
Come sopra sottolineato, la scelta legislativa è nel senso che la cessazione del rapporto di lavoro, non soltanto per recesso datoriale, ma anche per dimissioni del socio lavoratore, non implica necessariamente il venir meno di quello associativo. Tuttavia, secondo le Sezioni Unite, la cessazione del rapporto associativo, trascina con se´ ineluttabilmente quella del rapporto di lavoro, con la conseguenza che il socio, qualora perda la qualità di socio non può più essere lavoratore. Il rapporto associativo, pertanto, acquisisce un ambito di specialità e, quindi, di prevalenza sul rapporto di lavoro del socio di cooperativa(10). Del resto, ciò è espressione di una regola generale, contenuta nello stesso articolo 2533 c.c., in virtù della quale «qualora l'atto costitutivo non preveda diversamente, lo scioglimento del rapporto sociale determina anche la risoluzione dei rapporti mutualistici pendenti».
Ciò premesso, secondo le Sezioni Unite alla duplicità di rapporti può corrispondere la duplicità degli atti estintivi, in quanto ciascun atto colpisce, e quindi lede, un autonomo bene della vita, sia pure per le medesime ragioni: la delibera di esclusione lo status socii, il licenziamento il rapporto di lavoro. In tal caso, il concorso dell'impugnativa della delibera di esclusione e del provvedimento di licenziamento configura un'ipotesi di connessione di cause. Ciò che va sottolineato è che l'effetto estintivo del rapporto di lavoro derivante dall'esclusione dalla cooperativa a norma del 2° comma dell'art. 5 della l. n. 142/2001 impedisce senz'altro, in mancanza d'impugnazione della delibera che l'abbia prodotto, di conseguire il rimedio della restituzione della qualità di lavoratore. Secondo l’interpretazione delle Sezioni Unite, dalla tutela restitutoria, che consegue all'invalidazione della delibera, deriva la ricostituzione sia del rapporto societario, sia dell'ulteriore rapporto di lavoro. La citata tutela restitutoria risulta, quindi, del tutto estranea ed autonoma rispetto alla tutela reale prevista dall'art. 18 dello statuto dei lavoratori, di matrice, appunto, lavoristica. Va, comunque, tenuto presente che l'omessa impugnazione della delibera ne garantisce per conseguenza l'efficacia, anche per il profilo estintivo del rapporto di lavoro.
L'effetto estintivo, tuttavia, secondo le Sezioni Unite, di per se´ non esclude l'illegittimita` del licenziamento, come del resto non esclude l'illegittimita` della stessa delibera di esclusione che sia fondata sui medesimi fatti; ne´ elide l'interesse a far valere l'illegittimita` del recesso.
Orbene, quando la delibera di esclusione, divenuta efficace per mancata impugnazione della stessa, produce anche l'effetto estintivo del rapporto di lavoro, viene a determinarsi un danno, al quale può porsi rimedio con la tutela risarcitoria.
Tale ricostruzione è in linea con il disposto dell’art. 2 della l. 142/2001, il quale prevede l'«esclusione dell'articolo 18 ogni volta che venga a cessare, col rapporto di lavoro, anche quello associativo». Da ciò si evince che e` la - sola - tutela restitutoria ad essere preclusa qualora, insieme col rapporto di lavoro, venga a cessare anche quello associativo.
Rimane, secondo le Sezioni Unite, la possibilità di esperire la tutela risarcitoria contemplata dall'art. 8 della l. 16 luglio 1966, n. 604, sempre dovuta qualora il rapporto non si ripristini.
Dalla impostazione sopra prospettata deriva che:
  • la mancata impugnazione della delibera di esclusione del socio preclude la possibilità di reintegra;
  • in ogni caso rimane la possibilità di richiedere un risarcimento del danno, dimostrando la illegittimità del licenziamento.
Va, inoltre, ribadito che, laddove la delibera di esclusione fosse impugnata e dichiarata illegittima, si applicherebbe la tutela restitutoria di diritto comune, grazie alla quale verrebbero ricostituiti sia il rapporto societario sia il rapporto di lavoro.
Ebbene, l’interpretazione delle Sezioni Unite, non fugano tutti i dubbi applicativi della materia. Non si comprende, infatti, se a fronte di una delibera di esclusione non impugnata, dovrà applicarsi la tutela obbligatoria di cui all’art. 8 della legge 604/66, indipendentemente dalle dimensioni occupazionali della cooperativa. Infine, fissato il principio secondo cui «in caso d'impugnazione, da parte del socio, del recesso della cooperativa, la tutela risarcitoria non e` inibita dall'omessa impugnazione della contestuale delibera di esclusione fondata sulle medesime ragioni, afferenti al rapporto di lavoro, mentre resta esclusa la tutela restitutoria», non è chiaro, relativamente ai rapporti che siano sorti durante la vigenza del Jobs act (d.lgs 23/15), quale sia la tutela indennitaria applicabile.

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