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Giurisprudenza

Sentenze civili e penali



Cassazione: licenziamento per il rifiuto alla modifica del luogo di lavoro

Con sentenza n. 5056 del 15 marzo 2016, la Corte di Cassazione ha affermato la legittimità di un licenziamento disciplinare comminato a seguito del rifiuto del lavoratore alla direttiva del datore di lavoro di procedere a prestare le proprie attività non più presso il proprio domicilio ma presso i locali dell’azienda. (FONTE CASSAZIONE)

Cassazione: simulazione nel contratto di assunzione è reato di estorsione

Con sentenza n. 18727 del 5 maggio 2016, la Corte di Cassazione penale ha affermato che commette il reato di estorsione il datore di lavoro che fa sottoscrivere un contratto ad orario parziale (con una utilizzazione continua dei lavoratori con orario superiore), con minacce in caso di rifiuto, con la costrizione a firmare dimissioni in bianco ed a dichiarare il falso a fronte di una visita ispettiva.

Nel caso di specie, assume la Suprema Corte, il potere di autodeterminazione della vittima è fortemente limitato ed il comportamento del datore di lavoro deve essere ritenuto fortemente ricattatorio e genericamente estorsivo. La sussistenza del reato nel caso concreto va rapportata al contesto globale (la vicenda si è svolta in Sicilia ove sussiste pur sempre una carenza di posti di lavoro in relazione alla offerta) e di conseguenza, la volontà dei lavoratori non era espressa in maniera assolutamente libera. (FONTE CASSAZIONE)

Cessione impresa e mobilità: accordo sindacale decisivo per nuove assunzioni

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 9 febbraio 2016, n.2523, ha stabilito che l'accordo, avente ad oggetto la ricollocazione del personale interessato dalla cessazione dell’attività di una delle due imprese e contenente l'impegno della subentrante ad assumere alle sue dipendenze una determinata percentuale dei dipendenti messi in mobilità, va qualificato contratto a favore di terzi, che fa sorgere in capo ai beneficiari, se individuati o individuabili, un diritto da opporre all’impresa promittente. (FONTE CASSAZIONE)

Il termine di decadenza decorre dalla comunicazione del licenziamento

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 11 febbraio 2016, n.2747, ha stabilito che il licenziamento, quale negozio unilaterale recettizio, si perfeziona nel momento in cui la manifestazione di volontà del datore di lavoro giunge a conoscenza del lavoratore, sicché la decorrenza del termine di decadenza, per l’impugnazione del recesso, opera dalla comunicazione del licenziamento e non dal momento, eventualmente successivo, di cessazione dell’efficacia del rapporto di lavoro: ne consegue che è legittimo il provvedimento espulsivo adottato dal datore laddove la continuità del rapporto di lavoro con l’acquirente ex art.2112 cod.civ. postula la sussistenza di un rapporto di lavoro valido ed efficace al momento del trapasso aziendale, mentre nel caso di specie tale condizione non si è verificata, in quanto il lavoratore era stato già licenziato con un atto intangibile, in quanto non impugnato dal lavoratore nel termine di legge. (FONTE CASSAZIONE)

Risarcimento danno per ferie non godute nell’anno di competenza

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 29 gennaio 2016, n.1756, ha deciso che, in relazione alla funzione di recupero delle energie fisiche e psichiche da parte del lavoratore, le ferie annuali devono essere godute entro l’anno di lavoro e non successivamente; una volta decorso l’anno di competenza, il datore di lavoro non può imporre al lavoratore di godere effettivamente delle ferie né può stabilire il periodo nel quale deve goderle, ma è tenuto al risarcimento del danno. (FONTE CASSAZIONE)

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