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Giurisprudenza

Sentenze civili e penali



Cassazione: valore dei contratti aziendali

Con sentenza n. 27115 del 15 novembre 2017, la Corte di Cassazione, richiamando anche precedenti decisioni circa la validità dei contratti integrativi aziendali, ha affermato che singoli lavoratori dissenzienti, iscritti ad altra associazione sindacale non firmataria dell’accordo, qualora lo desiderino, possono agire contro l’accordo, ma che tale interesse ad agire non viene riconosciuto alla organizzazione sindacale dissenziente, rimasta estranea all’accordo.
Tale decisione non riguarda quegli accordi in deroga intervenuti ex art. 8 della legge n. 148/2011 che hanno efficacia erga omnes se raggiunti con la maggioranza dei soggetti sindacali aziendali. (FONTE CASSAZIONE)

Cassazione: legittimità licenziamento per fine appalto

Con sentenza n. 25653/2017, la Corte di Cassazione ha affermato che è perfettamente valido un licenziamento adottato da un datore di lavoro e motivato dalla cessazione dell’appalto al quale lo stesso dipendente era adibito, non essendo applicabile, in via analogica, la selezione con altri lavoratori di identica qualifica occupati in altri appalti.

La Suprema Corte sottolinea come non sia applicabile la comparazione, attraverso i criteri di scelta, con altri lavoratori impegnati in altri appalti, in quanto la ragione aziendale ha portata dirimente e non rende necessario ricorrere ad altri criteri di selezione che sono applicabili allorquando ci si riferisca ad una generica riduzione di personale e non quando, appunto, il recesso trova la propria diretta giustificazione nell’appalto cessato (servizio di trasporto espletato per il Comune). (Fonte Cassazione)

Cassazione: calcolo delle ritenute omesse

Con sentenza n. 39882/2017, la Corte di Cassazione ha affermato che la rilevanza penale dell’omesso versamento all’Inps delle ritenute previdenziali va calcolata con riferimento all’anno solare che inizia a gennaio e scade al 16 gennaio dell’anno successivo (data ultima per i versamenti di dicembre).
Si ricorda che secondo la previsione contenuta nell’art. 3, comma, 6 del decreto legislativo n.8/2016 l’omissione in un anno superiore a 10.000 euro è punita con la reclusione fino a 3 anni e con la multa fino a 1.032 euro, mentre, se inferiore, l’illecito viene depenalizzato con una sanzione amministrativa compresa tra 10.000 e 50.000 euro.
La sentenza si pone in contrasto con l’orientamento espresso dal Ministero del Lavoro con la nota n. 9099 del 3 maggio 2016 (che andrebbe rivista) secondo la quale il periodo di osservazione per calcolare se è stata superata la soglia è 16 gennaio _16 dicembre. Il Ministero fa riferimento alle date di versamento e non a quelle del periodo competente di contribuzione.

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