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Giurisprudenza

Sentenze civili e penali



Cassazione: licenziamento per altra attività svolta durante la malattia

Con sentenza n. 6047 del 13 marzo 2018, la Corte di Cassazione, rinviando alla Corte di Appello di Genova, in diversa composizione, una causa concernente il licenziamento di un lavoratore che in stato di malattia aveva prestato la propria attività in un concerto, largamente pubblicizzato, durante una festa patronale, ha osservato che: lo svolgimento di altra attività è, in linea di principio, idonea a giustificare il recesso per violazione dei principi di correttezza e buona fede e degli obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà ove tale attività, remunerata o meno, sia per sé sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia.

L’espletamento della attività extra lavorativa costituisce un illecito disciplinare non solo se pregiudica la ripresa dell’attività ma anche quando la ripresa è solo messa in pericolo dalla condotta imprudente con una valutazione che deve essere svolta ex ante.
(FONTE CASSAZIONE)

Omesso versamento ritenute previdenziali e assistenziali e data di superamento della soglia di punibilità.

All’udienza del 18 gennaio 2018, le Sezioni unite della Cassazione penale, chiamate a decidere sulla questione controversa «Se, in tema di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei dipendenti, l’importo complessivo superiore a € 10.000 annui, rilevante ai fini del raggiungimento della soglia di punibilità, debba essere individuato con riferimento alle mensilità di pagamento delle retribuzioni ovvero a quelle di scadenza del relativo versamento retributivo», hanno affermato il seguente principio di diritto:
 
«nell’individuazione dell’importo annuo deve farsi riferimento alle mensilità di scadenza dei versamenti contributivi (periodo 16 gennaio - 16 dicembre, relativo alle retribuzioni corrisposte, rispettivamente, nel periodo dicembre dell’anno precedente – novembre dell’anno in corso)».

Solidarietà del committente anche in caso di subfornitura

Con sentenza n 254 del 6 dicembre 2017, la Corte Costituzionale ha fornito una lettura orientata al comma 2 dell’art. 29 del decreto legislativo n. 276/2003.
La Consulta ha affermato che la responsabilità solidale del committente per retribuzioni e contribuzioni si applica non soltanto negli appalti e nei subappalti come afferma la norma, ma anche nei confronti dei dipendenti delle aziende che operano con un contratto di subfornitura ex lege n. 192/1998. (FONTE CORE COSTITUZIONALE)

Cassazione: riconoscimento della indennità di trasferta

Con sentenza n. 27093 del 15 novembre 2017, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno affermato che le indennità di trasferta che spettano ai lavoratori tenuti per contratto ad espletare la,propria attività in luoghi diversi e variabili. Sono assoggettate al regime agevolato ex comma 6 dell’art. 51 del DPR n. 917/1986 e della relativa imponibilità fiscale e contributiva pari al 50% dell’ammontare, se corrisposte in misura fissa, a prescindere dalla continuità dell’erogazione (FONTE CASSAZIONE)

Cassazione: licenziamento del socio lavoratore

Con sentenza n. 27436 del 20 novembre 2017, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, risolvendo un contrasto giurisprudenziale, hanno affermato  che un lavoratore, escluso dal rapporto associativo a seguito di alcuni fatti e licenziato per i medesimi fatti, prima di chiedere la reintegrazione nel posto di lavoro, con l’impugnazione del recesso, deve ottenere la ricostituzione del vincolo associativo estinto.
Se la delibera di esclusione non viene impugnata, il lavoratore può, in ogni caso, chiedere una indennità risarcitoria in ordine ad un licenziamento illegittimo, seppur efficace. La stessa cosa può avvenire nel caso in cui ad essere illegittima sia la delibera di esclusione dalla società. L’indennità risarcitoria può essere quantificata seguendo i criteri fissati dall’art. 8 della legge n. 604/1966 (il valore è compreso tra 2,5 e 6 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto).
Secondo le Sezioni Unite sussistono, per il socio lavoratore, due rapporti contemporaneamente, quello associativo e quello di lavoro: il collegamento è necessario ed ha carattere unidirezionale nel momento in cui si risolve il rapporto di lavoro, nel senso che il socio “può non essere lavoratore” e, al contempo “qualora perda la qualità di socio, non può più essere lavoratore”. (FONTE CASSAZIONE)

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