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Giurisprudenza

Sentenze civili e penali



Cassazione: licenziamento al termine del periodo di prova

Con ordinanza n. 18268 dell’11 luglio 2018, la Corte di Cassazione ha affermato la legittimità di un licenziamento adottato al termine del periodo di prova, nonostante che il lavoratore interessato avesse prestato la propria opera con le stesse mansioni presso più datori di lavoro che si erano succeduti nell’appalto.

Secondo la Suprema Corte il patto di prova svolge la propria funzione di verifica del rapporto anche sotto l’aspetto fiduciario e non solo relativamente alla possibilità di svolgere determinate mansioni.

Il lavoratore, utilizzando le regole generali, può impugnare il recesso dimostrando l’esito positivo della prova o che lo stesso è dipeso, unicamente, da fatto illecito del datore di lavoro. (Fonte Cassazione)

Cassazione: effetti del mancato rispetto CCNL comparativamente più rappresentativo

Con sentenza n. 6428/2018, la Corte di Cassazione, interpretando l’art. 10 della legge n. 30/2003, ha affermato che il mancato rispetto del trattamento economico e normativo previsto dal contratto collettivo di settore, sottoscritto dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, riverbera il proprio effetto su eventuali sgravi contributivi fiscali percepiti, ma non tocca la minore contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, dovuta in caso di assunzione di apprendisti.

Secondo la Corte tale esclusione è determinata dal fatto che si è in presenza di “contribuzione propria” che si applica indistintamente a tutti i datori di lavoro che assumono con la tipologia contrattuale dell’apprendistato.

Tale principio era stato, chiaramente, sostenuto dal Ministero del Lavoro con la circolare n. 5/2008. (FONTE CASSAZIONE)

Cassazione: le motivazioni delle Sezioni Unite penali sulla scadenza dei contributi

ono state rese note nella giornata del 7 marzo 2018 le motivazioni delle Sezioni Unite della Cassazione penale adottate con la sentenza n. 10424.

In ordine a tale problema si era determinato un contrasto tra un orientamento seguito da una sezione della Suprema Corte e l’INPS, determinata anche dagli effetti della depenalizzazione del 2016, relativamente al superamento della soglia di punibilità.

Le Sezioni Unite hanno affermato che è ben vero che il debito contributivo è correlato al pagamento delle retribuzioni, ma è anche vero che le condotte omissive circa il pagamento dei contributi si rileva soltanto alla scadenza del termine concesso (il giorno 16 del mese successivo). La Cassazione ha osservato che “appare più coerente riferirsi, riguardo alla soglia di punibilità, alla somma degli importi non versati alle date di scadenza comprese nell’anno e che vanno dal 16 gennaio (per le retribuzioni del precedente mese di dicembre) al 16 dicembre (per le retribuzioni corrisposte nel mese di novembre)”.

Tale soluzione, secondo la Corte, appare in linea con le modalità di inoltro delle denunce mensili dei dati retributivi e contributivi effettuate attraverso il sistema Uniemens.

Cassazione: licenziamento per altra attività svolta durante la malattia

Con sentenza n. 6047 del 13 marzo 2018, la Corte di Cassazione, rinviando alla Corte di Appello di Genova, in diversa composizione, una causa concernente il licenziamento di un lavoratore che in stato di malattia aveva prestato la propria attività in un concerto, largamente pubblicizzato, durante una festa patronale, ha osservato che: lo svolgimento di altra attività è, in linea di principio, idonea a giustificare il recesso per violazione dei principi di correttezza e buona fede e degli obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà ove tale attività, remunerata o meno, sia per sé sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia.

L’espletamento della attività extra lavorativa costituisce un illecito disciplinare non solo se pregiudica la ripresa dell’attività ma anche quando la ripresa è solo messa in pericolo dalla condotta imprudente con una valutazione che deve essere svolta ex ante.
(FONTE CASSAZIONE)

Omesso versamento ritenute previdenziali e assistenziali e data di superamento della soglia di punibilità.

All’udienza del 18 gennaio 2018, le Sezioni unite della Cassazione penale, chiamate a decidere sulla questione controversa «Se, in tema di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei dipendenti, l’importo complessivo superiore a € 10.000 annui, rilevante ai fini del raggiungimento della soglia di punibilità, debba essere individuato con riferimento alle mensilità di pagamento delle retribuzioni ovvero a quelle di scadenza del relativo versamento retributivo», hanno affermato il seguente principio di diritto:
 
«nell’individuazione dell’importo annuo deve farsi riferimento alle mensilità di scadenza dei versamenti contributivi (periodo 16 gennaio - 16 dicembre, relativo alle retribuzioni corrisposte, rispettivamente, nel periodo dicembre dell’anno precedente – novembre dell’anno in corso)».

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