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Giurisprudenza

Sentenze civili e penali



Mancato pagamento indennità ferie causa non godimento ferie

La Suprema Corte di cassazione ha osservato che il diritto del lavoratore al pagamento della indennità sostitutiva nel caso di mancato godimento delle ferie viene toccato dalle disposizioni del D.L. n. 95/2012 che ha sancito un vero e proprio divieto di monetizzazione delle ferie. A parere della Corte di cassazione, tale normativa ha il fine di evitare un ricorso incontrollato alla monetizzazione delle ferie non godute, al fine di contrastarne gli abusi e di evitare che il dipendente conservi in maniera scorretta i giorni di ferie maturati. Secondo la Corte di Cassazione, l’indennità sostitutiva delle ferie non godute non sussiste se il datore di lavoro dimostra di avere offerto al lavoratore un adeguato tempo per il godimento delle ferie, di cui lo stesso non abbia usufruito, venendo così ad incorrere nella c.d. “mora del creditore”.

Consulta: illegittimo il criterio di determinazione dell’indennità di licenziamento

La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 3, comma 1, del Decreto legislativo n. 23/2015 sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, nella parte – non modificata dal successivo Decreto legge n. 87/2018, cosiddetto “Decreto dignità” – che determina in modo rigido l’indennità spettante al lavoratore ingiustificatamente licenziato. In particolare, la previsione di un’indennità crescente in ragione della sola anzianità di servizio del lavoratore è, secondo la Corte, contraria ai principi di ragionevolezza e di uguaglianza e contrasta con il diritto e la tutela del lavoro sanciti dagli articoli 4 e 35 della Costituzione.

Tutte le altre questioni relative ai licenziamenti sono state dichiarate inammissibili o infondate.

La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane.

Cassazione: licenziamento per soppressione posto – motivazioni

Con sentenza n. 21438 del 31 agosto 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che nei licenziamenti per motivi economici relativi a mansioni e compiti sostanzialmente omogenei, il datore di lavoro, pur in presenza di un recesso individuale, è tenuto a motivare il recesso sia secondo i criteri in uso per i licenziamenti collettivi ex art. 5 della legge n. 223/1991 che, in alternativa, secondo altri criteri, purché non arbitrari, improntati a razionalità e graduazione.(FONTE CASSAZIONE)

Cassazione: proroga contratto a termine per sostituzione lavoratrice in maternità

Con sentenza n. 19860 del 26 luglio 2018, la Corte di Cassazione ha affermato la piena legittimità della proroga di un contratto a termine stipulato per la sostituzione di una lavoratrice in maternità se, al rientro, la stessa procede ad usufruire di un periodo feriale. Ovviamente, la proroga stessa dovrà contenere, quale causale, quella della sostituzione per ferie e non per maternità. (fonte cassazione)

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