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Chiarimenti Ministero del Lavoro sulle sanzioni del Lavoro Occasionale

Postato in Approfondimenti.

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, nella circolare n. 5/2017, ha approfondito ed esaminato puntualmente le diverse sanzioni previste per le violazioni alla disciplina di cui al citato articolo 54 bis.

a. Superamento limite economico o orario (comma 1)
Secondo quanto stabilito dal comma 1 dell’art. 54 bis del D.L. n. 50/2017, l’utilizzo di prestazioni occasionali è consentito nel rispetto dei seguenti limiti economici riferiti ad un anno civile, ossia il periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre, ed in tal senso i compensi sono intesi al netto dei contributi, premi assicurativi e costi di gestione (si veda circolare INPS n. 107/2017):
a) per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;
b) per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;
c) per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, a compensi di importo non superiore a 2.500 euro e con il limite ulteriore di durata della prestazione, pari a 280 ore nell’arco dello stesso anno civile (nel settore agricolo il limite risulta dal rapporto tra 2500 euro annui e la retribuzione oraria individuata dal CCNL; cfr. messaggio Inps n. 2887/2017, in Guida al Lavoro n. 30/2017).
A fronte del mancato rispetto del limite economico di € 2.500, previsto dal comma 1, lett. c), nonché, in alternativa, del limite di durata massima della prestazione pari a 280 ore, il comma 20 dell’art. 54 bis prevede la trasformazione del rapporto posto in essere nella tipologia di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato, a far data dal giorno in cui si realizza il predetto superamento, con l’eccezione per le Pubbliche Amministrazioni.
Nulla viene esplicitato nei casi in cui la violazione sia relativa al superamento dei limiti di cui alle lettere a) e b) del citato comma 1.
 
b. Violazione divieto stabilito dal comma 5
Il comma 5 stabilisce un ulteriore divieto di avvalersi di prestazioni di lavoro occasionale, servendosi di lavoratori con i quali l’utilizzatore abbia in corso o abbia cessato, da meno di sei mesi, un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa. Sono, tuttavia, esclusi da tale divieto i lavoratori impiegati, nel predetto periodo, con un contratto di somministrazione. Infatti, l’Ispettorato ritiene possibile occupare attraverso un contratto di prestazione occasionale un lavoratore, che lavora o ha lavorato nei sei mesi precedenti nell’ambito di una somministrazione, dal momento che, in questa ipotesi, l’effettivo datore di lavoro risulta essere l’Agenzia di somministrazione e non l’utilizzatore.
Secondo quando riportato nella circolare n. 5/2017, la violazione di tale disposto “integra un difetto “genetico” afferente alla costituzione del rapporto e comporta dunque, in applicazione dei principi civilistici, la conversione ex tunc dello stesso nella tipologia ordinaria (art. 1, D. Lgs. n. 81/2015) del lavoro a tempo pieno e indeterminato, con applicazione delle relative sanzioni civili e amministrative, laddove evidentemente sia accertata la natura subordinata dello stesso”.

c. Violazione ulteriori divieti (comma 14)
Al comma 14 dell’articolo 54 bis sono previsti altri divieti riferibili, però, al solo contratto di prestazione occasionale. Infatti, quest’ultimo non può essere stipulato dai seguenti soggetti: utilizzatori che hanno alle proprie dipendenze più di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato(1); imprese del settore agricolo, salvo che per le attività lavorative rese dai soggetti di cui al comma 8 (2) purché non iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli; imprese dell’edilizia e di settori affini, delle imprese esercenti l’attività di escavazione o lavorazione di materiale lapideo, delle imprese del settore delle miniere, cave e torbiere(3). Inoltre, la prestazione deve essere svolta direttamente a favore del committente e non nell’ambito di un contratto di appalto di opere o servizi.
La violazione dei divieti stabiliti dal suddetto comma è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2.500 euro “per ogni prestazione lavorativa giornaliera per cui risulta accertata la violazione”. Non è applicabile la diffida di cui all’art. 13 del D.Lgs. n. 124/2004 e, di conseguenza, la sanzione ridotta ai sensi dell’art. 16 della legge 689/1981 è pari ad € 833,33.
 
d. Violazione obbligo di comunicazione (comma 17)
È prevista una comunicazione telematica, ovvero tramite contact center, dello svolgimento della prestazione, sia per il Libretto Famiglia sia per il contratto di prestazione occasionale.
Premesso che per gli utilizzatori del Libretto di famiglia non è stata prevista alcuna specifica sanzione conseguente l’inosservanza di quanto previsto al comma 12, in caso di violazione dell’obbligo di comunicazione preventiva, di cui al comma 17, da parte, quindi, di utilizzatori diversi dalla pubblica amministrazione e dalle persone fisiche/famiglie, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 a euro 2.500 “per ogni prestazione lavorativa giornaliera per cui risulta accertata la violazione”. Non trova applicazione la procedura di diffida di cui all’art. 13 del D.Lgs. n. 124/2004 e la sanzione ridotta ai sensi dell’art. 16 della L. n. 689/1981 è pertanto pari ad euro 833,33 per ogni giornata non tracciata da regolare comunicazione. Laddove venga riscontrata la violazione degli obblighi di cui sopra in relazione a più lavoratori, pertanto, la sanzione ridotta risulterà essere il prodotto tra il citato importo di euro 833,33 e la somma delle giornate lavorative non regolarmente comunicate ovvero effettuate in violazione dei divieti di cui al comma 14.
La circolare declina, inoltre, i casi in cui la sanzione in parola viene applicata, ossia qualora “la comunicazione sia effettuata in ritardo, o non contenga tutti gli elementi richiesti o, ancora, detti elementi non corrispondano a quanto effettivamente accertato. Ciò può avvenire, ad esempio, qualora la prestazione occasionale giornaliera sia stata effettivamente svolta per un numero di ore superiore rispetto a quello indicato nella comunicazione preventiva”. In quest’ultima ipotesi, peraltro, il personale ispettivo provvederà a comunicare alla competente sede INPS l’avvenuto accertamento della maggior durata della prestazione affinché l’Istituto possa adottare le proprie determinazioni in relazione al singolo rapporto di lavoro.
e. Ambito applicazione maxisanzione
La circolare INL del 9 agosto scorso affronta anche il rapporto tra la sanzione prevista in caso di violazione dell’obbligo di comunicazione della prestazione occasionale e la c.d. maxisanzione per lavoro “nero”, fornendo alcuni chiarimenti in merito e riservandosi ulteriori precisazioni dopo un primo periodo di monitoraggio sull’applicazione del nuovo istituto.
Nei casi di mancata trasmissione della comunicazione preventiva, ovvero di revoca della stessa a fronte di una prestazione di lavoro giornaliera effettivamente svolta, la mera registrazione del lavoratore sulla piattaforma predisposta dall’Istituto non costituisce di per sé elemento sufficiente ad escludere che si tratti di un rapporto di lavoro sconosciuto alla Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, laddove sia accertata la natura subordinata del rapporto di lavoro, il personale ispettivo dovrà contestare la sanzione prevista per l’impiego di lavoratori “in nero” (cfr. Cass. sent. n. 16340/2013 nella quale viene espresso il medesimo principio nelle ipotesi di iscrizione all’Albo delle Imprese Artigiane).
 
f. Mancato rispetto orario di lavoro e sicurezza sul lavoro (comma 3)
Il comma 3 dell’articolo 54 bis introduce, a favore del prestatore, il diritto al riposo giornaliero, alle pause e ai riposi settimanali, secondo quanto previsto agli articoli 7, 8 e 9 del D. Lgs. n. 66/2003, la cui violazione da parte di qualsiasi utilizzatore comporterà l’applicazione delle specifiche sanzioni ivi previste. In altre parole, anche ai lavoratori occasionali deve essere garantito il riposo di 11 ore consecutive ogni 24 ore, una pausa di almeno 10 minuti qualora la durata giornaliera della prestazione lavorativa ecceda le 6 ore e, ogni 7 giorni, ad un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive, da cumulare con le ore di riposo giornaliero (periodo di riposo consecutivo da calcolarsi come media in un periodo non superiore a quattordici giorni).
Infine, per quanto concerne la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, lo stesso comma 3 stabilisce che trova applicazione, anche per i lavoratori parte di un contratto di prestazione occasionale, l’articolo 3, comma 8, del D.lgs. 81/2008, ai sensi del quale “nei confronti dei lavoratori che effettuano prestazioni di lavoro accessorio, le disposizioni di cui al presente decreto e le altre norme speciali vigenti in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori si applicano nei casi in cui la prestazione sia svolta a favore di un committente imprenditore o professionista (…)”.

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